Primi piccoli passi verso la (nuova?) normalità

Un tema complesso: DIMENTICARE L’ODIO

In questi giorni di assidue letture e di riflessioni su quanto è stato letto, ci ha colpito un commento della nostra socia Andreina Pasini sulla pagina Facebook di Rai Cultura-Letteratura sul libro di Helga SchneiderLasciami andare madre”.

Il commento di Andreina ha ricevuto molti consensi ed altri interventi sul libro e sul tema che viene affrontato: il rifiuto dei figli delle SS o dei nazisti dell’ideologia razzista o fascista con la quale sono stati cresciuti ed educati in tenera età.

Perché il libro della Schneider parla proprio di questo: che rapporto può avere un figlio o un nipote di un nazi-fascista o comunque con un razzista che rifiuta la cultura e l’ideologia della sua famiglia?

E’ giusto accettare o mantenere rapporti affettivi con persone che si sono macchiate di tanti e tali crimini?

L’argomento, di per sé interessante, apre anche un dibattito più sociale: le generazioni successive alle stragi e ai crimini del XX secolo  che fardello si portano addosso? Esiste un’azione che possa frenare l’odio ed impedire il ripetersi degli orrori?

Sono temi che tratteremo al termine di questo periodo di forzato riposo, alla attesa ed auspicabile ripresa della nostra attività, in autunno.

Preannunciando, quindi, un prossimo incontro su questi  argomenti, invitiamo tutti ad una riflessione, magari leggendo il libro di Helga Schneider o visionando il video di Laura Yael Cislaghi MottaLa mia famiglia, il nazismo ed io” su htpp://youtu.be/D4xcQA2NUE8.

Ecco intanto la riflessione sul tema  di Andreina Pasini.

“Io come Ebrea, figlia della Shoah, non provo risentimento nei confronti dei Figli e Nipoti delle SS. La maggior parte dei discendenti dei gerarchi nazisti vive un fardello insopportabile. Credo che se per noi sia una ferita insanabile per loro sia il macigno di Atlante. Fatto di vergogna che non compete loro”.

E’ la riflessione scritta da Laura Yael Motta sul libro di Helga Schneider “Lasciami andare, madre”, che ho presentato sulla pagina Facebook di Rai Cultura-Letteratura.

Queste parole rivelano una attenzione e una sensibilità inaspettata e inusuale verso la condizione dei discendenti di famiglie naziste. Difficilmente i libri, l’opinione pubblica, i media si soffermano a riflettere sul conflitto interiore che nasce dall’essere figli e nipoti di gerarchi nazisti condannati a morte per Crimini contro l’Umanità.

Helga Schneider nel suo libro parla esattamente di questo conflitto, irrisolto, che le impedisce di comprendere ed accettare la madre nazista, condannata alla detenzione ma non pentita.

Credo che le parole di Laura Yael Motta abbiano un valore intenso, perché a pronunciarle è una “figlia della Shoa”.  Mostrano comprensione, vicinanza e volontà di chiudere con un passato storico intriso di odio razziale

Sono parole sulle quali non sarebbe sbagliato soffermarsi e riflettere.